Digitale terrestre a Sassari

Digitale terrestre
[photo Carlo Felice]

Dal 15 novembre 2007, tra poco più di una settimana, un gruppo di fortunelli ((link alla lista completa dei comuni dello switch-off)) vedrà spegnersi rai2 e rete4.
Digitale terrestre, si chiama.

Due piccole considerazioni: primo, per questa “sperimentazione” si scelgono due regioni deboli; secondo: una nuova tecnologia non cancella le altre.
“Sperimentazione” è virgolettato perché, di fatto, non è una sperimentazione. Il digitale terrestre c’è, funziona, si vede… insomma, non c’è niente da sperimentare.

Comunque, regioni deboli perché una è la Val D’Aosta. La regione meno popolosa d’Italia, che anche se si lamentano tutti…
La seconda è la Sardegna che, notoriamente, non è Italia ((anche se, sinceramente, a popolazione pensavo fossimo messi molto peggio)) . Non che sia il mio pensiero, intendiamoci, ma è l’impressione molti sardi si sono dovuti misurare nella penisola (“in continente”), parlando con qualche continentale, magari un po provincialotto e ignorante. La stessa impressione che mi suscita questa “sperimentazione” sarda.
Mi immagino il brainstorming per decidere dove far partire lo switch-off: «Dunque… vediamo… Da chi la facciamo partire la “sperimentazione” ((il virgolettato si sente dal tono della voce)) ? Uno, la Val D’Aosta, tanto li son quattro gatti, anche se si lamentano… E poi? La Sardegna dici? Massì, tanto quella mica è Italia!»

L’altra cosa, una nuova tecnologia che abolisce la vecchia. Il digitale può convivere con l’analogico, come succede adesso. Quando è arrivata la televisione, non è stata cancellata la radio. Quando è apparso il CD, non sono stati dichiarati illegali i dischi in vinile e le cassette. Quando è stato inventato il bidet, no, questo non c’entra.
E’ come dire che tutti quelli che hanno una macchina a benzina devono buttarla via, perché ormai ci sono le macchine diesel.

Quello che non mi piace è lo spegnimento dell’analogico, il passaggio obbligato, forzoso e pagato dallo stato (cioè da tutti). Sembra quasi un modo per allargare il target a cui vendere le schedine magiche per vedere le partite… mi ricordano gli occhiali a raggi x venduti per corrispondenza nei giornalini per i veri ggiovani anni ’70.

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