Happy christmas, happy new year

happyiadirainculu
HAPPYIADIRAINCULU

In questo pennarello su post-it, un anonimo filosofo metropolitano, ha voluto rappresentare tutto il peggio del natale.
Il bigliettino riporta un’ardita fusion di lingue e pronunce, un calambour sfrontato.
L’ipocrisia, prima di tutto. L’ipocrisia natalizia è uno dei primi bersagli di questo motteggio. Il proliferare di auguri che pervade tutti e tutto, l’abuso delle parole che ne impoverisce il senso. L’ipocrisia del sospendersi delle situazioni di astio, di conflitto, di antipatia, ma solo per la tregua natalizia. Perché bisogna essere più buoni a natale, è scritto, poco importa se vuol dire dover essere più cattivi per il resto dell’anno.
La volgarità del linguaggio richiama, con il perentorio invito all’accoppiamento contro natura, gli insulti tipici della congestione del traffico veicolare. Rappresenta quindi una forte critica all’aumento natalizio del traffico, come se non bastasse quello “normale”.
Il luogo. Il post-it è esposto in una nota paninoteca di Sassari, che a sua volta è l’imitazione di un’altra paninoteca, notissima questa volta, e insuperata. Il luogo è l’emblema del consumo, della frenesia e famelicità della società moderna, che si assembra, sbrana quello che trova e poi migra alla ricerca di altre risorse da annientare. Ma anche l’emblema dell’omologazione, delle mode, della copia valida quanto l’originale, basta che sia fashion.

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