Bias

C’era qualcosa che non mi quadrava, nel match Santoro – Berlusconi, e che faticavo a inquadrare. Un po’ per l’amarezza della sconfitta, un po’ per l’affollarsi di analisi da tutte le angolazioni (comprese quelle sulla mise en scène e quelle di illustri critici televisivi) ho faticato a mettere a fuoco.

Mancava lucidità giornalistica.
Berlusconi andava lasciato libero di esprimere le sue opinioni (che per quanto non condivisibili restano legittime) e incalzato su numeri e fatti. Perché la grande attesa nel dibattito era, più che nella prevedibile zuffa, nel confronto con giornalisti veri. Faziosi finché si vuole, ma giornalisti di razza. O aspettiamo che a mettere duramente alle strette Berlusconi siano Vespa, Giletti o uno qualsiasi dei giornalisti o intrattenitori delle tv di famiglia?

Invece, più o meno, è successo il contrario. Berlusconi è stato lasciato libero di sparare numeri ad minchiam, e da lì è stata tutta discesa. Lasciargli dire (esempio di fantasia) che i comunisti sono aumentati del 123% e quindi la povertà è aumentata del 234% è perdere facile. Fatti e cifre falsi ma non contestati sono passati per verità.
(qui il fact-checking de “il post”)

Poi, la contestazione su Travaglio. La rissa su fatti veri (presumo, visto che Travaglio non ha contestato) quando bastava ricordare che Travaglio non è né candidato, né è stato presidente del consiglio per una ventina d’anni, e quindi non deve rendere conto all’opinione pubblica.
Questo tralasciando la disonestà della lettera di Berlusconi a Travaglio (cosa che Santoro ha sottolineato fin troppo calorosamente in trasmissione, ricordandogli che i patti erano diversi).

Alla fine resta l’amarezza per l’occasione sprecata.

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